Il fotografo dei sassi
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Dall’argento al silicio, dalla pellicola al digitale, il
cambiamento è stato profondo, epocale. Con l’avvento delle nuove tecnologie molto è cambiato anche nel modo di fotografare. La pellicola, l’analogico stanno per scomparire ingoiati nel turbinio delle nuove tecnologie digitali. Oggi è cambiato anche il modo di preparare i ferri del mestiere. Le tasche del giubbotto da pesca non sono più piene di rullini, bianco nero, colore, diapositive o negativi, lastre, ma di compact flash e di hard disc portatili. Smontare le ottiche soffietto, soffiare, pulire il sensore. Bilanciare il bianco, “il marmo spara”, temperatura colore 1800, 2600, 5600 gradi Kelvin alba, mezzogiorno, tramonto, bracketing, risoluzione, jpeg, tif, nef. Infine calibrare macchina, monitor, scanner, stampante e fotounità. Esporre, sottoesporre, poi finalmente taglio, messa a fuoco. Prendere fiato, appoggiare la schiena a una bancata, al semibuio delle fotoelettriche in galleria, tra un gocciolone e l’altro non respirare, la polvere entra nei sensori e nei polmoni. Gomito puntato tra lo stomaco e il diaframma, fermare il cuore e, tra un battito e l’altro, Clic scattare. Meno male che tempi e diaframmi sono quasi rimasti gli stessi. Si, è cambiato molto, ma l’istinto nel scegliere il giorno e l’ora adatta per quel luogo, per fermarlo nel tempo, magari un attimo prima che il rispetto o l’incuria dell’Uomo lo trasformi per sempre,è rimasto lo stesso. Oppure trovare il momento giusto per quella persona, la luce perfetta per “rubargli l’anima, senza che se ne accorga”, sono rimasti, proprio come luce e polvere, esattamente quelli di tanto tempo fa. Ringrazio madre natura per le meravigliose, naturali, location che mi ha fornito, ringrazio gli Uomini che le vivono con amore e rispetto. |
