La gente del Marmo

Partivano di notte a piedi intorno alle tre. Qualche ora pagata “di poggio” per raggiungere le cave ed iniziare il duro lavoro sospeso il giorno prima. Anche mio nonno Argante “capo lizzatore” si arrampicava tutti i giorni in cava a piedi e a piedi ritornava alla sera, a “buio”. Una cavalleria di vino in cantina, un Toscano e poi a casa da Anita con tredici figli cresciuti a pane e lardo. Come mio nonno tanti altri prima e dopo di lui. Mi ricordo ancora le parole di mio padre, Riccardo, quando mi portò alle cave, ai Ponti di Vara, per la prima volta, con una Giardinetta, a portare il vino in damigiane per una mensa di cavatori. ”Tutto cambia, ma molto non cambierà, sudore sempre, a volte sangue, a volte lacrime”. Oggi molto è cambiato in meglio. In Cava si va con il Gippone e in discesa, attacchiamo il climatizzatore per abbassare i giri e non mettere le marce ridotte. Si deve guidare alla rovescia contro ogni logica. In salita si deve andare piano, a filo di gas, altrimenti si sgomma e si va indietro “a cùl arét”. In discesa invece motore allegro, non frenare si va giù. In curva i camion allargano e allora si guida all’inglese, contromano. Se si devono usare le ridotte, quasi mai la primina, sempre in seconda, con la prima sei fermo scivoli anche se non piove. Si molto è cambiato, ma il sacrificio, il rischio, il fascino ed il marmo sono rimasti gli stessi. Dietro ogni blocco, lastra, marmetta e dietro ogni scultura ci sono “Sudore sempre, a volte sangue, a volte lacrime. Il cielo sopra il marmo è dedicato alla gente del marmo e al loro sacrificio, talvolta estremo.